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Il racconto di «Noi… insieme per Chernobyl» di rientro dalla Bielorussia
«Missione compiuta»
E’ stato consegnato il materiale raccolto da tanti casalesi

CASALE – Missione compiuta: forse è questa la migliore sintesi che Massimo Palenzona, presidente di «Noi… insieme per Chernobyl», fa emergere dalle parole che mi racconta quando lo incontro qualche giorno fa. Porta alla luce le sensazioni di tutte le altre famiglie partecipanti, 43 monferrini, partiti da Casale a fine aprile alla volta della Bielorussia per incontrare i ragazzi ospiti ogni estate in città, rinsaldare i legami di solidarietà e amicizia, consegnare materiale scolastico raccolto grazie all’impegno associativo e alla sensibilità casalese. Una missione in Bielorussia tra le celebrazioni ufficiali… Proprio nei giorni in cui tutto il mondo ricorda che sono passati venti anni dal disastro di Chernobyl.
Krumiri a Minsk
Venerdì 20 aprile 2006, da Linate a Minsk nel cuore della notte. All’aeroporto c’è il pullman che aspetta per trasportare il gruppo all’albergo. Il giorno successivo è subito molto importante per la delegazione casalese: l’ambasciatore italiano a Minsk, Guglielmo Ardizzone, la riceverà in mattinata. «L’incontro è stato molto positivo – commenta Palenzona – abbiamo discusso delle nostre attività intraprese e lui ha sottolineato soprattutto l’importanza dei corsi scolastici che organizziamo in estate a Casale. L’ambasciatore ha confermato, infatti, che il diploma rilasciato viene tenuto molto in considerazione quando i ragazzi si affacciano al mondo del lavoro».
Nel saluto di commiato anche un fatto di costume degno di nota: l’ambasciatore è di origine casalese… E ha accolto con grande affetto i krumiri consegnati come dono...
Gli aiuti e l’incontro con le famiglie
L’ufficialità diplomatica del momento deve subito cedere il passo: sono tanti, in effetti, i chilometri da macinare sulle strade bielorusse per raggiungere i villaggi e le scuole dei ragazzi. Minsk, con i suoi quasi due milioni di abitanti, prima metropoli davanti alle città di Moghilov e Gomel, viene lasciata alle spalle per dirigersi sempre più nella Bielorussia centrale e del sud.
Le strade sono buone, poche e ben tenute. Il paesaggio assomiglia un po’ a quello di casa nostra, con la neve sciolta nei campi che li fa sembrare una lunga distesa di acqua simile alle risaie. Invece, è la Russia Bianca che mostra il suo volto più spoglio, dove per molto tempo non si incontrano persone. Salvo poi giungere al paese più vicino, dove le case sono fatte spesso di legno in cui mancano i servizi minimi. Luoghi abitati come quello di Odziatichi, Kammene Borok, Rovenskaya, Braghin, dove abitano i bambini che, durante giugno e luglio, «Noi… insieme per Chernobyl» fa giungere a Casale per un soggiorno in grado di abbattere fino al 50% delle radiazioni assorbite.
Questa volta non è stata la Bielorussia a giungere in Italia ma il caso opposto e, nel farlo, sono stati portati aiuti. Durante il viaggio, infatti, l’associazione ha incontrato le amministrazioni locali, ma soprattutto i presidi delle scuole, a cui sono state consegnate forniture per la didattica, per la pulizia dei locali, attrezzi per le palestre. Massimo Palenzona sottolinea: «Voglio ringraziare pubblicamente Le Martiri, la XXV Aprile, gli istituti di Casale Popolo, Ticineto, Borgo San Martino e Frassineto. Un grazie va anche a molti privati ed a diverse cartolerie cittadine. Ovvero le realtà che si sono attivate nella gara di solidarietà da noi lanciata e che ha visto impegnati soprattutto tanti alunni coetanei dei bimbi bielorussi». E’ stato anche direttamente acquistato e distribuito in Bielorussia altro materiale, come diversi PC, sempre merito della sensibilità cittadina che ha aderito alle diverse iniziative messe in atto dall’associazione per raccogliere fondi.
Le famiglie italiane hanno poi vissuto intensi momenti di gioia abbracciando i bambini accolti in estate. Sono stati scambiati regali, saluti, promesse di ritrovarsi a distanza di pochi mesi. Esperienze che hanno dimostrato il grande spirito di accoglienza della popolazione Bielorussia. «Quando ti accolgono in casa, ti accorgi che spesso si tolgono l’essenziale per darlo a te, cibo compreso», commenta Palenzona.
L’orfanotrofio
Non si chiama con un nome ma con un numero, il 3, il grande orfanotrofio di Gomel. Qui è stato lasciato parte del materiale raccolto e qui i protagonisti del viaggio hanno vissuto un’esperienza umana profondamente toccante.
Grazie agli aiuti internazionali di alcune associazioni italiane impegnate, ora l’orfanotrofio ha raggiunto uno standard di abitabilità. Tuttavia: «Il bianco dei muri non sostituisce la mancanza degli affetti», lascia sospesa nell’aria la propria impressione Palenzona. E così pure «Noi… insieme per Chernobyl» ha accolto con piacere la richiesta d’aiuto, raccontandone l’esistenza appena giunti in Italia. E’ stato promesso l’invio di altri aiuti, e magari, superando alcune difficoltà tecniche, alcuni di quei bambini in futuro potrebbero far parte delle ospitalità estive.
Prossimi impegni
Ogni viaggio in Bielorussia – non è il primo dell’associazione in questi anni – testimonia che tanto è stato fatto, ma molto è ancora da fare. In tema di sensibilizzazione, ad esempio, occorre ricordare come il regime attuale di Lukashenko neghi le verità su Chernobyl, sostenendo una politica di ripopolazione di aree ancora fortemente pericolose.
Ed ovviamente ci sono le urgenze materiali: nel corso del 2006 «Noi… insieme per Chernobyl», in collaborazione con il Collegio Geometri, si è impegnata per fornire i servizi igienici alla scuola di Odziatichi. Mentre insieme ad un’altra associazione affine, “Un sorriso per Chernobyl”, si sta lavorando ad un progetto che permetta ai bambini di questa scuola di consumare almeno due pasti al giorno.
Info: tel 338 3509452 – www.noiinsiemeperchernobyl.it
Dario Governali

 

 

 
 

 

 
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