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le famiglie di «Noi... insieme per Chernobyl» e la dott.ssa Marinone

Dubbi ed esperienze a confronto

Regali, divieti e permessi, donare amore gratuitamente

CASALE - La sera di venerdì 30 aprile ci siamo ritrovati a casa di una famiglia facente parte di «Noi... insieme per Chernobyl», per un incontro fissato con la dott.ssa Marinone, psicologa esperta di cultura russa, con lo scopo di porre domande e avere risposte utili che ci servissero per ospitare il nostro bimbo/a bielorusso/a.
Eravamo circa trenta persone, desiderose di mettere in comune le proprie esperienze degli anni

passati, accanto a famiglie nuove che esponevano i propri dubbi e curiosità dell'inizio.
A tutti la dott.ssa Marinone ha risposto in modo esauriente, molti temi sono venuti a galla, altri, per l'ampiezza, sono rimasti con un punto interrogativo aperto o sono diventati proposta per il futuro. Questa vuole essere una breve sintesi della serata che può servire come traccia a chi c'era e a chi era assente e per l'attività futura ell'associazione.

Innanzitutto, si è parlato di educazione: quale atteggiamento assumere davanti al bambino che arriva? Quali regole dare all'ospitalità? In che modo trattare questi nostri amici?
Pur tenendo conto delle differenze culturali che si presentano tra noi e loro, le famiglie hanno risposto in modo unanime agli interrogativi sul!' educazione affermando di non usare "pesi e
misure" diverse rispetto ai propri figli. Ciò che è un valore o un insegnamento da trasmettere loro, così deve avvenire per i bambini bielorussi. Esempio concreto? Un fatto su tutti gli altri, ovvero non sommergere di regali gli ospiti, non riempirli di cose, ostentando magari lussi e possibilità che non sono invece propri della famiglia in questione. Quanti sono convinti che fare continui doni ai propri figli sia un bene e non un vizio?
Quando un bimbo bielorusso arriva, scatta spesso una gara di solidarietà fra amici, parenti, conoscenti. Questa è un' ottima cosa, ma bisogna stare attenti a non cadere nell' estremo opposto, bisogna dare ciò che serve e non far credere loro di essere finiti nel "paese della cuccagna". Anche perché, il nostro poco, per loro, è già molto, inoltre non dimentichiamo che al rientro non potranno portare a casa troppe cose, che anche un semplice paio di scarpe nuove sarà visto in patria come segno di diversità e magari fonte di gelosie che la loro gioia sarà nel condividere ciò che portano dall'Italia e che non bisogna rischiare di dare loro cose troppo preziose, spese, magari, non per il loro bene ma per il bene di altri che non hanno fini così nobili come la scuola o il cibo.
Proprio sul fronte dei troppi regali, una persona durante l'incontro ha lanciato un dubbio serio: quanti bambini sono legati a noi per affetto e quanti per necessità? Questa domanda tagliente, che è più una provocazione, serve però proprio a non sottovalutare l'aspetto di un legame affettivo costruito su cose materiali, cioè rapporti di dipendenza che ogni anno portano a chiedere sempre qualcosa in più. Se succede, da parte nostra c'è stato un cattivo atteggiamento ed un'educazione da rivedere sotto certi aspetti. Superando questo esempio, che ha portato via buona parte della serata e strappato qualche risata o qualche battibecco tra marito e moglie (!), sono emerse in seguito altre questioni.
Per esempio, si è ragionato sulle paure dei bimbi che arrivano in estate da noi, sulle loro chiusure e aperture, molte dovute all'età (ricordiamo, a tal proposito, che la nostra associazione ospita bambini a partire da un'età minima di 8 anni). Alcuni poi, si sono chiesti quali siano le motivazioni che spingono le famiglie di questi bimbi a mandarli così lontano da casa e per un periodo così lungo, in che modo trovare il coraggio... La dott.ssa Marinone, da questo punto di vista, ha spiegato che per loro e per i bambini il soggiorno da noi rappresenta delle chance in più che migliorano la qualità della vita presente e futura, dunque un' opportunità da non perdere nonostante i rischi.
Si è parlato inoltre di aspettative circa l'ospitalità, di motivazioni alla base di un' esperienza che è un po' un'avventura, soprattutto all'inizio, qualcuno ha tracciato un bilancio del proprio caso.
Ne è emerso un quadro molto interessante dove si distinguono soprattutto due temi: il primo, è l'importanza della gratuità del proprio amore che viene donato ai bambini; il secondo, è la responsabilità di cui ci si carica con questo "affidamento" temporaneo soprattutto quando la si collega a divieti e permessi.
Sul primo aspetto, sia la dott.ssa Marinone che molti dei presenti hanno fatto notare che la gratificazione e la bellezza di ospitare questi bambini, sta nel dare senza pretendere di ricevere in cambio qualcosa. Diventa così davvero un gesto di solidarietà che cambia la propria vita e quella di chi viene ospitato.
Sul secondo passaggio, ci limitiamo a dire che alcuni hanno sottolineato l'importanza di trovare un equilibrio tra le precauzioni nel far fare loro esperienze come gite, uscite, attività di vario tipo, che possono essere soggette a rischi, e il desiderio di far fare loro esperienze educative che servano a crescere.
E' vero che le loro famiglie si fidano di noi: come nel caso già citato in precedenza, molte persone, sui permessi e i divieti ragionano secondo un'educazione applicata ai propri figli.
Terminiamo questa sintesi riportando tre problematiche rimaste aperte:
1. Come risolvere il problema di una maggiore integrazione di questi bambini durante l'Estate
Ragazzi?
2. La nostra associazione, autonomamente appena nata, deve trovare regole comuni e
affiatamento sulle scelte da prendere, crescere come vita di gruppo, poiché si tratta di un movimento di solidarietà unito e non una "federazione di singoli" che stanno insieme solo per superare le difficoltà tecniche nell'ospitare bambini provenienti dall'area di Chemobyl.
3. Maggiore informazione e conoscenza della cultura e del territorio bielorusso: a questo proposito, sarà molto utile seguire la relazione del viaggio svolto in Bielorussia nel mese di
maggio 2004.

 

 

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